Lavoro con le attività locali e i profili Instagram li guardo per mestiere. Dopo un po’ ti accorgi che i profili che non funzionano sbagliano quasi sempre le stesse cinque cose.
La buona notizia: sono errori che puoi correggere da solo, anche stasera. Te li mostro uno per uno.
Errore 1 — La bio che non dice niente
“Passione e tradizione dal 1987 ✨”
Bella. Ma un turista che ti trova per caso capisce cosa vendi? Dove sei? Perché dovrebbe scegliere te?
La bio è l’unico posto del profilo che TUTTI leggono. Deve rispondere in tre righe a tre domande: cosa fai, per chi, perché tu. E deve dire cosa fare dopo: “Prenota qui”, “Scrivici in DM”, “Vieni a trovarci in via X”.
Correggila così: [cosa fai + dove] / [cosa ti rende diverso] / [call to action con link]. Fine. Niente citazioni motivazionali.
Errore 2 — Postare solo quando ti ricordi
Tre post in una settimana, poi il silenzio per un mese, poi “riprendiamo a postare!”. L’algoritmo ti penalizza, ma il problema vero è un altro: trasmetti trascuratezza. Se il profilo è abbandonato, chi ti guarda si chiede se anche l’attività lo sia.
Meglio due post a settimana, sempre, per un anno — che sette post a settimana per due settimane e poi il nulla.
Correggilo così: scegli una frequenza che puoi mantenere DAVVERO (anche solo 2 post a settimana), fissa i giorni, e prepara i contenuti in anticipo una volta al mese, tutti insieme. Un pomeriggio di lavoro, trenta giorni di serenità.
Errore 3 — Foto che sabotano il tuo lavoro
Il piatto fotografato dall’alto col flash. Il negozio ripreso controluce. La locandina fatta con WordArt.
Ogni foto che pubblichi è una promessa sulla qualità di quello che vendi. Foto trascurate = promessa di qualità trascurata. È il motivo per cui due ristoranti con la stessa cucina possono avere percezioni opposte online.
Correggilo così: luce naturale sempre (vicino a una finestra, mai flash), sfondo pulito, telefono fermo. E se un contenuto è importante — il menu nuovo, l’apertura, un evento — quella è l’occasione in cui una sessione foto professionale si ripaga da sola.
Errore 4 — Parlare del prodotto invece che delle persone
I profili che crescono non mostrano prodotti: mostrano storie. Chi c’è dietro il bancone. Come nasce quello che vendi. Il cliente affezionato che viene ogni sabato da vent’anni.
Le persone si connettono con le persone. Il prodotto da solo è un catalogo; il prodotto con la storia è un motivo per venirti a trovare.
Correggilo così: per ogni post “di prodotto”, pubblicane uno “di persone”: il dietro le quinte, un aneddoto, la tua faccia. Sì, anche la tua faccia. Soprattutto la tua faccia.
Errore 5 — Nessuna chiamata all’azione
Post carino, foto decente, e poi? Niente. Il lettore mette un like e scorre via, perché non gli hai detto cosa fare.
Ogni post deve chiudersi con un invito, uno solo: “Prenota per sabato”, “Scrivici ‘INFO’ in DM”, “Tagga chi porteresti qui”. Non è insistenza: è il ponte tra il like e il cliente vero.
Correggilo così: prima di pubblicare, chiediti “cosa voglio che faccia chi legge?”. Se la risposta è “boh”, il post non è finito.
Il punto vero
Nessuno di questi errori si corregge con un trucco o con l’hashtag giusto. Si correggono con un metodo: sapere cosa dire, a chi, con che immagini e con che obiettivo.
Se vuoi farlo da solo, ora hai la checklist: bio, costanza, foto, storie, call to action. Ricontrolla il tuo profilo stasera, un punto alla volta.
Se invece vuoi che me ne occupi io — dal piano editoriale alle foto ai testi — ho pensato anche a chi parte con un budget piccolo: scrivimi e ti spiego come funziona, senza impegno.
Sono Denise Perrone — copywriter, fotografa e social media manager a Lecce (ma lavoro ovunque). Ogni settimana pubblico consigli pratici come questi nella mia newsletter: iscriviti gratis per non perderli.